Centrali termiche a gas oltre 35 kW: quando scatta la regola tecnica e come devono essere i locali

Il D.M. 8 novembre 2019 disciplina la prevenzione incendi degli impianti a gas di portata termica superiore a 35 kW. Per installatori e manutentori la prima domanda è sempre la stessa: questo impianto rientra nel campo di applicazione? E, subito dopo: il locale che lo ospita ha i requisiti giusti? In questo articolo mettiamo in fila definizioni e requisiti dei locali, dal campo di applicazione alla centrale inserita nella volumetria del fabbricato.

Cominciamo dal perimetro della norma, che si gioca tutto sul concetto di portata termica complessiva.

D. Devo realizzare un nuovo impianto a gas in un'attività: quando rientra nel campo di applicazione del D.M. 8 novembre 2019?

R. Rientrano nel campo di applicazione gli impianti civili extradomestici con portata termica complessiva superiore a 35 kW, alimentati con gas di prima, seconda o terza famiglia e con pressione non superiore a 0,5 bar. La portata non si valuta guardando un solo generatore isolato: più apparecchi collocati nello stesso locale, o in locali direttamente comunicanti, si considerano insieme e le loro portate termiche si sommano. Questo passaggio è decisivo perché può far ricadere l'installazione nelle regole antincendio anche quando il singolo apparecchio sembra di potenza limitata.

Stabilito che l'impianto rientra nella regola, occorre saper leggere le sigle che descrivono le prestazioni degli elementi costruttivi.

D. Che cosa significa, in pratica, resistenza al fuoco quando devo valutare una parete, un solaio o una porta della centrale termica?

R. La resistenza al fuoco indica per quanto tempo un elemento costruttivo conserva le prestazioni richieste durante l'incendio. La lettera R riguarda la stabilità portante, cioè la capacità di non collassare; la lettera E riguarda la tenuta a fiamme e fumi; la lettera I riguarda l'isolamento termico verso il lato non esposto. Per l'installatore questo significa che pareti, solai, porte e setti non sono equivalenti tra loro: devono avere una classe coerente con la potenza dell'impianto, la posizione del locale e il tipo di separazione richiesta.

Accanto alla resistenza al fuoco delle strutture c'è la reazione al fuoco dei materiali, un controllo tutto di cantiere.

D. Quando si parla di reazione al fuoco dei materiali, che controllo devo fare in cantiere?

R. La reazione al fuoco descrive quanto un materiale partecipa all'incendio a cui è sottoposto. Un materiale incombustibile, indicato tradizionalmente come classe 0 o come classe europea A1, non alimenta in modo significativo la combustione. In cantiere occorre quindi verificare che i materiali impiegati per locali, pareti, rivestimenti e supporti siano quelli ammessi per l'ambiente di installazione e che non vengano introdotti materiali combustibili dove il locale deve essere realizzato con materiali incombustibili.

Resistenza e reazione al fuoco trovano la loro sintesi operativa nel concetto di compartimento antincendio.

D. Che cosa devo intendere per compartimento antincendio quando installo o manutengo una centrale termica?

R. Il compartimento antincendio è una parte dell'edificio delimitata da strutture con resistenza al fuoco stabilita. La funzione è contenere l'incendio all'interno del locale o impedirne la propagazione verso gli ambienti adiacenti per un tempo utile all'esodo, all'intervento e alla protezione dell'edificio. Per questo, nelle centrali termiche inserite nella volumetria del fabbricato, non basta che il locale sia fisicamente separato: le strutture, le porte, gli attraversamenti e gli accessi devono mantenere la continuità della compartimentazione.

Vediamo ora i requisiti concreti, partendo dal caso del locale esterno o adiacente al fabbricato.

D. Il committente vuole la caldaia in un locale esterno, separato o adiacente al fabbricato: quali requisiti deve avere questo locale?

R. Il locale deve essere destinato in modo esclusivo all'impianto termico, costruito con materiali incombustibili e con piano di calpestio non posto oltre 5 m sotto il piano di riferimento. L'altezza minima varia con la potenza: si parte da 2,00 m fino a 350 kW e si arriva a 2,60 m per potenze oltre 580 kW. Deve essere presente aerazione permanente su parete esterna, dimensionata in funzione della portata termica, e la porta deve aprirsi verso l'esterno con dimensioni minime compatibili con l'accesso e l'esodo. Se il locale è adiacente all'edificio, la parete comune deve garantire una separazione REI/EI 120 e non deve avere aperture.

Il caso più impegnativo resta però la centrale ricavata dentro l'edificio servito.

D. E se la centrale termica è in un locale inserito nella volumetria del fabbricato servito, ad esempio al piano terra o nel piano interrato di un condominio?

R. In questo caso il locale deve funzionare come compartimento antincendio. Fino a 116 kW sono richieste strutture R 60 e separazioni REI/EI 60; oltre tale soglia si passa a strutture R 120 e separazioni REI/EI 120. Il piano di calpestio può scendere fino a 10 m sotto il piano di riferimento, ma il locale deve avere una parete esterna di lunghezza sufficiente e aerazione permanente non inferiore ai minimi prescritti. L'accesso può avvenire dall'esterno oppure dall'interno tramite un disimpegno idoneo; le porte devono avere classe EI adeguata, aprirsi verso l'esterno e non compromettere la compartimentazione.

La logica del decreto è lineare: prima si ricostruisce la potenza complessiva e la configurazione dei locali, poi si verifica che il contenitore edilizio – strutture, porte, aerazioni, accessi – sia all'altezza dell'impianto che ospita.

it_ITItalian